lunedì 3 ottobre 2011

Storiacce: La Pillola

Dopo mesi e mesi e mesi scrissi un racconto per partecipare a questa cosa qua.
Questo è quanto:


- Io dico che ce la fa.
- Ne dubito, è solo una domenica come le altre.
- Oggi è diverso. Me lo sento. Scommettiamo i prossimi dieci caffeinoidi?
- Andata, vediamo cosa succede.

I due uomini della sicurezza si rilassano stirandosi sulle sedie. La loro attenzione è ora totalmente rivolta allo schermo, che rimanda le immagini di una stanza due piani più sotto.


Fred apre faticosamente gli occhi. Un odore pungente di ospedale aggredisce le sue narici. Un polveroso ventilatore da soffitto è la prima cosa che si presenta alla sua vista, facendogli immediatamente capire che non si trova a casa. Non ha mai amato i ventilatori; il loro incessante ronzio è una delle cose che più lo infastidiscono al mondo.
Mentre Fred si guarda intorno intontonito cercando di capire dove si trova, la porta della stanza si apre ed entra un uomo. Biondo, allampanato e vestito di semplici abiti color pastello, Silvain ha esattemente l'aspetto che ci si aspetterebbe da un membro della Congregazione.

- Che il Grande sia con te. Come ti senti?
- Chi sei?
- Mi chiamo Silvain, sono venuto per parlarti.
- Dove sono?
- Sono qui per dirti quanto la vita sia bella e degna di essere vissuta se hai la Fede. Il Grande ci ha donato la possibilità di glorificarlo con le nostre azioni e noi dobbiamo esserne onorati. L'Altrove sarà la nostra ricompensa.
- Cosa stai blaterando? Vuoi dirmi dove sono? Mi ricordo solo di essere uscito dall'ufficio presto e di esser tornato a casa. Perché sono qui? E' un ospedale?
- In un certo senso si, sei in una sorta di ospedale. Ma se ti affidi al Grande potrai uscirne presto. Anche oggi se lo vorrai.
- Ospedale? Un incidente?
- In un certo si, hai avuto una sorta di incidente. Ma il Grande puo guarirti.
- Una sorta di incidente? Cosa vuoi dire? E Charlotte? Sarà preoccupatissima.
- Charlotte sa tutto e non è per niente preoccupata. Mi risulta anzi che sia molto felice. Il suo uomo è ricco e la ricopre di regali luminiscenti.
- Uomo? Sono io il suo uomo. Siamo sposati da due anni. Di che cazzo stai parlando?
- Dimenticala. Lei non è niente. Lei ti rende impuro e ti preclude l'Altrove.
- Non me ne frega un cazzo dell'Altrove. Non sto male e sinceramente non credo nemmeno di aver avuto un incidente. Voglio andare a casa. Da Charlotte. Lei è...

La frase resta sospesa nell'aria mentre le pupille di Fred si dilatano improvvisamente al ricordo di cosa è successo in quella che per lui è ancora la sera precedente. E' uscito dall'ufficio ed è arrivato a casa senza fare nessun incidente. Ha aperto la porta e li ha trovati. In ingresso. Nel suo ingresso. Charlotte e un uomo muscoloso senza nome. Per terra. Nudi. Lui la prendeva da dietro con violenza, mentre lei urlava mozziconi di parole incomprensibili.
Fred non ha proferito parola. Ha chiuso la porta in silenzio e si è diretto piangendo ad un C.V.S., un Centro per la Vita Serena.
Senza mai smettere di piangere ha riempito i moduli, pagato il vitalizio e si è trasferito in una stanza del Centro. Là gli hanno dato la Pillola: una capsula gialla che inibisce il funzionamento della parte più sviluppata del cervello umano. Una volta ingoiata si diventa incapaci di provare quelle emozioni complesse che sono tipiche dell'uomo. L'amore ad esempio. Anche la memoria a lungo termine viene disinnescata, oscurando al paziente ogni traccia di quello che è stato prima di entrare nel Centro.
L'effetto della Pillola pero' è solamente temporaneo e bisogna ingoiarne una ogni settimana. Bastano un paio di minuti di ritardo nell'assunzione, perché l'azione della sostanza svanisca completamente, rimettendo in moto il cervello e riportando a galla tutti i ricordi dimenticati. E' per questo che chi se lo puo' permettere paga al Centro un vitializio e si trasferisce nelle sue strutture in pianta stabile, garantendosi cosi un'esistenza basata solamente sugli istinti primari. Una vita felice, dicono le pubblicità.
In un lampo Fred si ricorda anche tutte le precedenti visite dei membri della Congregazione. Ogni domenica, finita la loro squallida funzione religiosa, un Congregazionista si presenta nelle Due Ore di Lucidità e cerca di convincerlo ad unirsi a loro.
Le Due Ore di Lucidità.
Il supplizio che i delegati statali della Congregazione sono riusciti ad ottenere dal Parlamento per chi rinuncia alla vita donatagli dal Grande e al futuro nell'Altrove.
Due ore di ritardo nell'assunzione della Pillola.
Tutte le domeniche.
Per legge.
Che si fottano, pensa Fred.

- Senti amico, non me ne frega un cazzo del tuo Altrove e del tuo merdosissimo Grande. Voglio solo prendere la Pillola e non pensare. Vivere di puri istinti. Vivere nel presente, senza alcuna memoria di chi sono e cosa facevo prima. Senza nessuna memoria di Charlotte.
- La pillola è contro il Grande. L'amore è impuro e tu puoi sconfiggerlo unendoti a noi. Le tue fatiche saranno ricompensate nell'Altrove.
- Come devo dirti che non mi interessa? NON MI INTERESSA! VOGLIO LA PILLOLA! DAMMELA! ORA!
- No. Abbiamo ancora un'ora e cinquanta minuti per parlare. Per aiutarti a capire che il tradimento di tua moglie è un segno che il Grande ti ha inviato. Vuole salvarti dall'amore. Ti vuole con se nell'Altrove.
- PIANTALA! LA PILLOLA!
- Tua moglie ha fatto il bene tradendoti. L'ha fatto per...

In silenzio, la faccia deformata dalla rabbia, Fred si lancia su Silvain. Prende la sua testa e la sbatte contro il comodino . Il cranio aperto in due dalla violenza del colpo, Silvain si affloscia per terra.
Fred fruga nelle sue tasche trovando la tanto agognata Pillola. La ingoia e si sdraia sul letto ad aspettare che la pace scenda nuovamente su di lui.
Fino a domenica.


- L'avevo detto io che finiva come al solito.
- Oh beh, poco male. Ho perso dieci caffeinoidi, ma c'è un altro Congregazionista in meno. Di questo passo forse si estingueranno e la smetteranno con tutte le loro fregnacce. Convincere la gente che l'amore è il male. Sono folli. Completamente folli.
- Ne sei sicuro?

venerdì 29 ottobre 2010

Storiacce: un dialogo fittizio tra un possibile ma fittizio me stesso e un invece reale disegnatore


Io: potresti disegnarmi? Per favore?
Gipi: perché?
Io: perché sono triste.
Gipi: se io ti disegnassi questo ti renderebbe più felice?
Io: no, quantomeno non nel senso che intendi tu;
Gipi: ...
Io: se tu mi disegnassi questo fatto non costituirebbe per me un'addizione di felicità, ma una diminuzione della mia tristezza;
Gipi: non è la stessa cosa?
Io: no, trovo che i miei stati d'animo dipendano da due diversi recipienti, se mi è consentita la metafora. C'è il recipiente-tristezza e c'è il recipiente-felicità. In virtù del rapporto quantitativo tra il contenuto dell'uno e il contenuto dell'altro, si determina il mio stato d'animo. Un aumento o diminuzione di uno dei due recipienti quindi non comporta automaticamente un cambio radicale del mio stato d'animo. E' il rapporto quello che conta;
Gipi: quindi, se ho capito bene, il mio disegnarti apporterebbe solamente una diminuzione del recipiente-tristezza.
Io: esatto!
Gipi: ok, penso di aver capito, anche se c'è una cosa che ancora mi sfugge.
Io: dimmi.
Gipi: di solito quando disegno una persona questa è felice che io l'abbia fatto. Perché invece con te non funziona? Perché farei solo scendere il livello tuo recipiente-tristezza?
Io: non so perché non funzioni. So solo che se tu mi disegnassi e se delle persone vedessero la mia rappresentazione e la mia tristezza, che trasparirebbe dal tuo disegno perché tu sei uno bravo, allora questa diventerebbe automaticamente condivisa.
Gipi: presupponi però che si crei una certa empatia tra chi guardo il presunto disegno e te. Non è esagerato?
Io: no, tu sei uno bravo, te l'ho appena detto. Quando guardo una tua tavola mi immedesimo nei personaggi senza nemmeno accorgemene, senza nemmeno volerlo. Per questo voglio te e non uno qualunque.
Gipi: capisco...comunque com'è che l'empatia e la condivisione fanno diminuire la tristezza? A me pare solo che l'aumentino, portandola ad un numero maggiore di persone.
Io: è come avere delle racchette da neve per la tristezza, solo che con queste invece di scaricare il tuo peso in più punti, scarichi la tristezza in più punti, ne passi una piccola parte a chi guarda la tua rappresentazione e te ne liberi.
Gipi: sicuro?
Io: no, però mi piace pensare che potrebbe funzionare. Che male c'è?

lunedì 19 aprile 2010

Fiabe Con le Ciabatte - Stagione 1

Martina legge delle storie, e io scelgo una canzone.
Dieci minuti per iniziare bene la giornata.

Puntata #1 - Il Bufalo Indiano (Shaun Tan) + My Home Is Nowhere Without You (Herman Dune)
Puntata #2 - Vigili, ma Sereni (Shaun Tan) + A Me Mi Piace Vivere Alla Grande (Franco Fanigliulo)
Puntnta #3 - I Giocattoli Rotti (Shaun Tan) + Back To You (Revolver)
Puntata #4 - Il Prete Bagnante (Boris Vian) + Trouble In Mind (Earland & The Carnival)
Puntata #5 - La Vendetta del Cucchiaio Maledetto (Bianca Pitzorno) + Quel Mazzolino (Dente)
Puntata #6 - In Caso di Attacco Atomico (Douglas Coupland) + Take My Hand (Jennifer Gentle)

mercoledì 3 febbraio 2010

Storiacce: Un cuore in regalo.

Lui disse: "Ti dono il mio cuore", e le consegnò un pacchetto sanguinolento.
Lei rispose: "Anch'io ti dono il mio cuore", e andò in cucina a riscaldare un pomodoro nel microonde (è cosa nota che i pomodori appena usciti dal microonde, un po' sfatti e caldi come sono, assomigliano in tutto e per tutto a dei cuori).
Si scambiarono i doni.
Quando lui si accorse della truffa era già troppo tardi e, infelice, morì.

lunedì 18 gennaio 2010

Favolacce: (Pau)rino il rinoceronte.

Si chiamava (Pau)rino ed era un grosso rinoceronte africano. 
Un giorno (Pau)rino si innamorò di una bellissima zebra albina. Il nostro cornuto amico era cosi cotto che, ogni volta che si trovava nei paraggi della (non) sua bella, era paralizzato dalla paura di dire o fare qualcosa di sbagliato, e finiva per rimanere fermo e zitto a contemplarla per ore e ore (fin qui tutto bene, direte voi. Dov'è la tragica fine da fiaba moralizzante? E' solo un banale amore non vissuto, aggiungerete)(Bene, ora vi accontento).
La situazione si fece tragica quando Bianca, cosi si chiamava (uh, che fantasia!) la zebra, iniziò ad usare un dolce e sensuale profumo di marca. (Pau)rino imparò subito a riconoscerlo e, ancora più invaghito di prima, iniziò a seguire la sua amata ovunque, facilitato dall'inconsueta scia di profumo che la zebra lasciava dietro di se. Come ricorderete però, il rinoceronte non riusciva a fare niente in presenza di Bianca, e nel niente è chiaramente ricompreso il mangiare. 
Vi risparmio la fine della storia, con un (Pau)rino che smagrisce a vista d'occhia fino a (puff) scomparire, e passo subito alla morale: la paura è brutta. Fate tesoro di questa grande verità.

(leggetela anche su Compost #10)

lunedì 11 gennaio 2010

Favolacce: (N)asino il mulo.

(N)Asino era un mulo, cosi chiamato dai suoi genitori adottivi (due
pinguini narcotrafficanti originari della Colombia), perché da loro
destinato fin da piccolo ad una brillante carriera come assaggiatore
di cocaina.
Con il passare degli anni, dopo migliaia e migliaia di “lavori”
portati a buon fine con professionalità, (N)Asino iniziò ad avere dei
forti squilibri caratteriali. Assaggio dopo assaggio il mulo diventava
sempre più aggressivo e paranoico, e, nel giorno del suo compleanno,
le impronte dei suoi zoccoli furono trovate sul corpo straziato di una
prostituta tricheca.
Dopo esser riusciti a mettere la cosa a tacere i pinguini, decisero di
curare (N)Asino, al quale oramai avevano finito per affezionarsi. Il
loro metodo prevedeva di sedare il mulo con l’acido lisergico dopo
ogni assaggio, provvedendo poi a guidarne le fantasie leggendogli una
raccolta di favole di Fedro.
A lungo andare le due cose combinate fecero che si che (N)Asino,
favola dopo favola, finisse per convincersi di essere alcuni tra i più
disparati animali presenti nelle storie, spesso più di uno alla volta.
Ad oggi, nonostante alcuni tentativi fatti con il Maalox ed altri
tranquillanti, (N)Asino non è ancora guarito e si aggira per le strade
rigurgitando sui passanti massime a caso, mentre emette ruggiti
leonini (come faccia a fare le due cose insieme è un mistero), cerca
di muoversi saltellando come una rana e di tenere il collo eretto di
una giraffa.
I pinguini hanno smesso di fare i narcotrafficanti e raccolgono le
offerte dei passanti per l’involontario show del loro figliastro,
guadagnando, tra l’altro, molti più soldi che con il loro precedente
lavoro.
Morale? Adottate un mulo, drogatelo con grandi quantità di sostanze
diverse e vivrete ricchi e felici.